Nel 2007 lo scoutismo mondiale compie 100 anni.

Il “mio” scoutismo compie 40 anni (promessa scout il 19 marzo 1967).

E’ un bel pezzo della nostra storia che ho attraversato, per un po’ da “protagonista” come scout e come capo, poi  “alla finestra”, quando il lavoro e un incidente mi hanno portato a lasciare il servizio, poi da genitore di lupetto, infine, vinto dalla nostalgia per il fazzolettone lasciato troppi anni in un cassetto (e nel cuore), da adulto scout nel Masci.

Ripensando a questi 40 anni un primo pensiero mi balza subito davanti: avere incontrato sulla mia strada lo scoutismo è stata la più grande esperienza formativa della mia vita.

La famiglia certamente è stata importante, fondamentale del creare un “bravo bambino” che forse si sarebbe “perso” crescendo negli anni 70/80; la Chiesa ha saputo aprirmi uno spiraglio di fede, ma sarebbe durata, scontrandosi con un mondo sempre più secolarizzato?; la scuola mi ha insegnato a scrivere e far di conto, forse mi ha anche insegnato a lavorare, ma con la sola ottica del guadagno e del successo; la televisione mi ha fatto vedere il mondo, ma quello degli altri; il lavoro mi ha insegnato a trovare un bilancio tra fatica e guadagno, ma tra mille compromessi; l’amore... si forse nel “mio”amore è difficile trovare difetti ... ma se queste cose fossero passate su di me senza confrontarsi con il mio volere essere scout certamente avrebbero creato un uomo diverso, certamente peggiore.

E la cosa che mi affascina di più è che questa “sensazione” l’ho sempre avuta, fin dai miei primi passi da timido novizietto che, dopo dura lotta in famiglia, riesce finalmente a uscire di casa e incontrare il mondo fantastico dell’avventura scout.

Ho sempre saputo che non mi sarei pentito di nessun attimo vissuto col fazzoletto al collo o nel cuore.

Eppure non sono mancati i momenti difficili, in Reparto, nel Gruppo, con il destino che mi ha portato e vedere per la prima volta da vicino il volto della morte proprio in un “fratellino” che avrei dovuto far giocare con me; e poi nella vita con altri dolori, lutti e momenti di terribile tristezza e sconforto. 

Sono stati tasselli del grande disegno del crescere facendo “del mio meglio, per compiere il mio dovere verso Dio e verso la Patria, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la legge Scout”, ognuno importante, vissuto cercando di adeguarsi a quel “...sorride e canta...”, scoprendo fin dal primo giorno che ci sarebbe stato da “remare controcorrente”.

Senza queste convinzioni e queste esperienze come sarei oggi? Chi sarei? Quale sarebbe il mio Dio? Che donna avrei al mio fianco? Che valori cercherei di trasmettere a mio figlio? Con quale spirito vivrei il mio lavoro? A chi darei il mio voto? A chi saprei tendere una mano? Saprei sorridere, rispettare la natura, gioire delle cose semplici, del vento sulla mia vela?

Io solitamente uso lo scooter per andare a lavorare. Oltre che essere più veloce del metrò e dell’auto mi fa sentire giovane; in sella ho sempre i 18 anni della mia prima Vespa, e poi ha un altro vantaggio, non c’è la radio, quindi per “tenermi compagnia” canticchio tra me, immancabilmente vecchie canzoni scout. Sarà perchè provengo da un Gruppo “canterino”, sarà che cantare “ ...se la pioggia cadrà più divertente ancor sarà...” sotto una triste pioggerellina autunnale è un innegabile modo di esorcizzare il malumore, ma questa abitudine protratta per tutto il lungo periodo del mio scoutismo “ alla finestra” mi è sembrato un cordone ombelicale che mi ha tenuto attaccato al movimento, facendomi sentire ancora e sempre scout (semel scout – semper scout, dicono i colti!).

C’è un’altra cosa che mi torna in mente ripensando al mio modo di diventare adulto. Una “arma segreta” che nasce nella sera prima della mia promessa, alla veglia d’armi. In quella notte speciale, che resta tra i ricordi più vivi della mia giovinezza, il nostro ottimo A.E., a noi “promessandi” disse più o meno queste parole: “...da domani, quando farete il segno della Croce fatelo con le dita della mano destra nella posizione del saluto scout; se prenderete questa abitudine ogni volta che saluterete il Buon Dio vi ricorderete anche che siete scout, oltre che cristiani; sarà una preghiera affinché il Signore vi aiuti a mantenere sempre la vostra promessa...”.

L’abitudine mi è rimasta; ho cercato di trasmetterla ai miei ragazzi quando ero capo e aspetto con impazienza la promessa scout di mio figlio, per parlarne a lui. Forse è anche per quell’ antico piccolo gesto -  preghiera silenziosa ripetuta migliaia di volte - che oggi sono orgoglioso di sentirmi scout.

Adesso che sono “adulto” cosa mi da ancora lo scoutismo? E la Comunità Masci?

Lo scoutismo educa l’individuo, il singolo individuo, esaltandone la specificità: lo fa anche attraverso la comunità, la fratellanza, il servizio.

E siccome è evidente che, nonostante i capelli bianchi, i chili di troppo e le rughe siamo ancora in crescita, la presenza di una Comunità di “autoeducazione” è fondamentale come luogo di incontro, scambio di esperienze, condivisione dei problemi e delle soluzioni, preghiera comune e confronto con la parola di Dio, gioco (che non guasta mai), servizio (che è un modo di essere scout anche dopo la “partenza”) e in ultimo di fraterno aiuto nelle necessità, fisiche, materiali e morali (che è un modo di “amare il prossimo tuo come te stesso” ).

La piccola eccitazione che si prova nell’attesa che venga il momento di ritrovarsi insieme in comunità è il segnale che “il gioco funziona”; l’esperienza è positiva e appagante.

Trovare amici che hanno vissuto esperienze simili alle mie apre il vaso di Pandora dei ricordi e dei “nostri tempi”, che un po’ allietano il cuore, ma non può essere solo la nostalgia dei nostri 16 anni a tenerci insieme; c’è un modo scout di vivere la vita, di aprire il cervello e il cuore al fratello, di condividere con poche parole - talvolta solo con un gesto - le emozioni o i sentimenti che ci fa sentire veramente compagni di route, anche se ci conosciamo da pochi anni; una route che invecchiando sembra - forse è - sempre più dura e sconfortante ... e allora è importante sentire che non sei solo, che nella tua canoa è imbarcato qualcuno che rema controcorrente con te, e qualche volta, quando ti stanchi, rema anche per te ... e nelle canoe affianco c’è chi canta, chi prega, chi piange come te, ma rema ... rema, lotta, soffre, lavora, ... fa del proprio meglio ... per lasciare un mondo migliore.

In una tiepida mattina di marzo di 40 anni fa, in un bosco sulla collina torinese, ho pronunciato la mia promessa scout.

Tre anni fa ero in cerchio in un parco della periferia di Milano mentre mio figlio pronunciava la sua promessa da lupetto.

Due anni fa mia moglie è diventata una “sorella Guida” pronunciando la sua promessa in una chiesetta della Val Chiavenna.

Lo scoutismo ha segnato, segna e, a Dio piacendo, segnerà la route della nostra famiglia, che forse non sarà ricordata nella storia dell’umanità, ma si sforza ogni giorno di vivere serenamente nella speranza che la chiamata al Padre ci trovi sempre pronti.

Estote parati.

Giorgio