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Scusatemi
se mi affido alla lettura, ma non capita tutti i giorni di essere
eletto Presidente di un grande movimento e la tensione emotiva può
prevalere sulla lucidità.
C’è
in me molto forte il desiderio di ringraziare tante persone, molte
qui presenti, tante che non sono qui con noi, e soprattutto alcuni
che ci hanno lasciato anche di recente che con la loro vita e la
loro testimonianza hanno segnato una traccia, indicato una via non
solo al movimento ma a me personalmente.
Ma
sarebbe un elenco troppo lungo, mi limiterò a dire due “grazie”.
Innanzitutto
Grazie a tutti voi per
la fiducia con il quale mi avete affidato questo enorme compito,
grazie perché questo è avvenuto in un sereno confronto
democratico e con un consenso molto ampio ma non unanime. Grazie
perché questo mi offre più libertà e più responsabilità
·
Più
libertà proprio perché non essendo unanime è un consenso
che non è andato ad un simbolo, ad una idea
astratta ma a una persona concreta e questo
mi consentirà di esprimermi liberamente con il mio stile, la mia
cultura, le mie caratteristiche personali senza maschere né
travestimenti
·
Più
responsabilità perché coloro che hanno votato per Francesco,
fratello scout al quale va tutta la mia stima e la mia gratitudine
per il servizio svolto e che continuerà a svolgere, o quelli che
si sono astenuti, esprimono sensibilità e priorità importanti e
diverse che vanno ascoltate, rispettate ed accolte se vorrò
essere il Presidente di tutti e se il MASCI sarà, come fortemente
desidero, la casa di tutti.
Grazie
a Littorio, Giacinto e
p.Federico per il dono che in questi sei anni hanno fatto a tutti
noi, di questo dono il movimento dovrà essere sempre
riconoscente; una cosa andrà sempre a loro merito: hanno saputo
ricostruire l’unità del Movimento; quando hanno assunto dopo
Brucoli la guida del Movimento questo era attraversato da
divisioni profonde ed apparentemente insanabili, il movimento
rischiava realmente di disgregarsi, oggi grazie alla loro opera
tollerante, delicata ed attenta viviamo tutti insieme, come
dimostra questa Assemblea, in un movimento unito, plurale, pronto
ad affrontare nuove sfide.
Forse
c’è ancora qualche giapponese nella foresta di Mindanao che
crede che si combatta ancora, ma presto anche lui si accorgerà
che la guerra è finita.
Ed
è proprio in questo clima che ribadisco tutto il mio impegno a
promuovere e garantire la realizzazione delle Linee Programmatiche
che l’Assemblea ha consegnato a tutto il Movimento
Dentro
le parole delle Linee Programmatiche si legge una grande sfida, si
intravede la realizzazione di un sogno:
costruire
un grande movimento di Adulti Scout e Guide che si pone al
servizio degli uomini e delle donne, al servizio del mondo,
dell’Italia, della Chiesa con la sua specificità e le sue
caratteristiche
Un
movimento aperto a tutti gli adulti che sognano un mondo migliore
e sono disposti ad impegnare un po’ del proprio tempo e delle
proprie risorse per costruirlo, un movimento aperto a chi da
giovane ha vissuto l’avventura e percorso la strada dello
scoutismo e del guidismo, ma aperto anche a tutti coloro che hanno
scoperto, passata l’età giovanile, che le virtù ed i principi
educativi del metodo dello scoutismo e del guidismo possono essere
utili nelle stagioni adulte della vita.
Per
questo
Vorrei rivolgermi
in primo luogo a tutti gli Adulti Scout del MASCI perché le
comunità sparse per l’Italia siano segno e testimonianza di
novità e di speranza nel futuro, il MASCI è un movimento che
deve imparare a volersi sempre più bene, deve sviluppare un senso
di comunione dove tutti guardano insieme nella stessa direzione. Vorrei
rivolgermi ai tanti giovani adulti che vivono le contraddizioni di
una precarietà che è diventata sistema perché possano trovare
con noi senso e ragioni nuove alla loro condizione umana; vorrei
rivolgermi a tutti coloro che in questi anni sono passati tra noi
e vorrei chiedere loro perché hanno lasciato le nostre comunità,
non mi rassegno all’idea che tante persone dopo aver vissuto
alcuni anni tra noi abbiano deciso di abbandonarci, ci sono
sicuramente nostre responsabilità, nostri errori che dobbiamo
affrontare serenamente ma severamente; vorrei
rivolgermi a tutti coloro che sembra che vivano con difficoltà
l’attuale esperienza del MASCI, vorrei potermi confrontare
parlando serenamente con ciascuno di loro, vorrei dire a tutti che
non solo le nostre sedi sono aperte a tutti ma c’è spazio
libero per tutti, purché si sia disposti a coinvolgersi e a
partecipare. Dobbiamo ricordare sempre le prime parole del nostro
Patto Comunitario “Siamo
uomini e donne provenienti da strade ed esperienze diverse, ma
uniti dalla convinzione che lo scautismo è una strada di libertà
per tutte le stagioni della vita e che la felicità è servire gli
altri …….”
Per
noi la diversità è sempre opportunità e ricchezza non è mai
una minaccia.
Vorrei
poter dire a tutti gli Adulti Scout che il nostro movimento è un
grande spazio libero e aperto, dove possono convivere molteplici
esperienze, è la realizzazione adulta dello “scautismo come “Strada di libertà”,
secondo la definizione che dava p.Forestier.
Questa
libertà è piena ma con due
sole condizioni:
1.
Il nostro dibattito
e confronto di idee sarà sempre libero e aperto, sempre franco,
talvolta anche duro ma senza pregiudizi e chiusure, senza
fondamentalismi di alcun tipo, con unico riferimento il nostro
Patto Comunitario; ma ad un certo punto, arriva il momento delle
decisioni, allora la decisione assunta, con le procedure che
liberamente e democraticamente ci siamo dati, è decisione di
tutti, senza recriminazioni né riserve mentali
2.
La libertà e
l’apertura del confronto tra le nostre esperienze e le nostre
idee, avverrà a tutti i livelli, sempre sotto il mantello della
Legge degli Scout e delle Guide, ed in particolare sarà guidato
sempre dalla lealtà (2° articolo della Legge), dalla fraternità e dall’amicizia
(4° articolo della Legge), dalla cortesia
(5° articolo della Legge). Questo vuol dire che tra noi sono
definitivamente bandite l’arroganza, la falsità, il sospetto,
la disinformazione, la maldicenza al limite della calunnia.
Ma
desidero uscire dal recinto del nostro movimento e
vorrei rivolgermi alle tante esperienze di adulti scout e
guide che fioriscono in Italia e che vivono, anche
inconsapevolmente nello spirito fissato dalla Costituzione dell’ISGF,
l’organizzazione mondiale dello scoutismo e del guidismo degli
adulti (penso a Tracce, ai
volontari di B-P Park, che hanno portato qui il loro saluto, alla
lettera che abbiamo ricevuto dalla Compagnia di San Giorgio ma
anche a tante altre che fioriscono in Italia), vorrei
rivolgermi a queste realtà perché insieme si costruisca un
grande movimento di adulti scout e guide.
Vorrei
ricordare le parole che B-P scriveva a luglio del 1937: “molti
milioni di coloro che sono stati Scout e Guide da giovani
rappresentano oggi nei diversi paesi un lievito che non tiene
conto delle piccole differenze e dei contrasti del passato, un
lievito che guarda avanti ad un futuro di pace e di prosperità
per tutti attraverso la mutua collaborazione e sentimenti di
amicizia.
Abbiamo così in embrione un esercito
universale … della Pace alla quale tutti i diversi eserciti
della guerra dovranno arrendersi”
Insieme
qui ed ora possiamo concretamente dar vita a questo “lievito di pace”
Non
c’è in noi voglia di proselitismo o di reclutamento, vogliamo
invece proporre luoghi ed occasioni di confronto e di studio dove
ricercare insieme modi e forme per dare vita ed anima a questa
esperienza adulta di tutto lo scoutismo ed il guidismo in Italia.
Potremo
raccogliere i tanti frammenti dispersi nel mondo anche per
sostenere ancora l’esperienza dello scoutismo e del guidismo dei
giovani, spesso con le nostre competenze, ma sempre dando alle
giovani generazioni testimonianza adulta di fedeltà alla Promessa
e alla Legge.
C'è
bisogno di grande un movimento di adulti perché "la
tradizione non serve a custodire le ceneri ma ad alimentare la
fiamma"
Vorrei rivolgermi
, e lo faccio con particolare forza e passione, alle
associazioni giovanili dello scoutismo e del guidismo, alla
Federazione Italiana dello Scautismo ed in primo luogo
all’AGESCI, ma anche a tutte le altre associazioni che si
rifanno al metodo scout a partire dalla FSE, perché oggi siamo in
presenza di una fase nuovo e affascinante.
Dobbiamo
oggi considerare definitivamente superata la vecchia distinzione
tra “adulti
nello scoutismo e scoutismo degli adulti”, un peccato
originale che ci portiamo dietro da troppo tempo; è tempo quindi
di lavorare insieme ad un progetto comune per l’Educazione
Permanente degli adulti.
Dobbiamo
avere il coraggio e l’umiltà di metterci insieme, tutti:
piccoli movimenti e grandi associazioni, per offrire: ai capi che
terminano il loro servizio diretto con i ragazzi, alle persone che
hanno vissuto da giovani l’esperienza di scout o guida, ai
genitori, agli adulti in generale una proposta forte, credibile,
affascinante di Educazione Permanente.
Molto
cammino comune è stato percorso, come ha dimostrato quest’anno
del Centenario, ma questo non basta più!
Se
andremo avanti separatamente limitandoci a rapporti di buon
vicinato o a collaborazioni su cose anche utili ed interessanti,
rischiamo di non andare lontano, di non rispondere a bisogni
emergenti e forse anche di correre dei rischi e di commettere
degli errori.
Se
lo scoutismo degli adulti , penso al MASCI, vorrà procedere da
solo rischia di restare una piccola nicchia al limite
dell’insignificanza; se lo scoutismo giovanile vorrà procedere
da solo rischia che si affievolisca quella “centralità del ragazzo e del bambino”, quell’essere “associazione
di giovani, per giovani” che costituisce la sua grande
originalità profetica.
Io
sono convinto che è il momento della generosità, è giunto il
momento di un’esperienza battesimale che cancelli ogni peccato
originale, è giunto il momento di costruire un ponte che consenta
di superare le divisioni del passato
Occorre
aprire un grande cantiere, un cantiere al quale chiamare a
partecipare le grandi associazioni storiche AGESCI, CNGEI, MASCI
ma anche tutte quelle realtà associative giovanili ed adulte che
si rifanno ai principi ed al metodo scout, un cantiere profetico
come quello che portò ieri all’incontro dello scoutismo e del
guidismo, ed oggi per rispondere, con la stessa originalità e con
lo stesso spirito profetico, ai bisogni del mondo degli adulti,
per giungere all’incontro tra scoutismo giovanile e scoutismo
degli adulti.
Vorrei rivolgermi
con lealtà e fedeltà ai pastori della Chiesa italiana perché
sappiano riconoscere la ricchezza di un “movimento di frontiera”
come il nostro, che talvolta può apparire irrequieto e scomodo,
ma vuole portare la Buona Novella, con la semplicità dei mezzi
propri dello scoutismo e del guidismo, a tutti gli uomini di buona
volontà ed in primo luogo a coloro che vivono con difficoltà la
condizione dell’uomo contemporaneo, un movimento di credenti che
ricerca faticosamente ma con determinazione le vie di una
catechesi e di una spiritualità per il laico adulto in grado di
parlare ai semplici, ai distratti e ai confusi, agli uomini ed
alle donne per le quali la fede non è tranquilla sicurezza ma
inquietudine. Vorrei dire ai nostri Pastori che abbiamo bisogno
che ci confortino con il loro sostegno ed il loro incoraggiamento
nei loro territori e nelle loro comunità ecclesiali, abbiamo
bisogno che ci aiutino a proporre nelle loro Chiese locali questo
modo originale di essere “popolo
di Dio”.
Voglio rivolgermi
infine a tutti gli uomini di buona volontà che incontriamo nel
nostro cammino, alle istituzioni, ai gruppi sociali, ai mondi
vitali della società civile perché insieme possiamo
rappresentare quella “rete
di speranza” di cui la società italiana ha tanto
bisogno.
La
società italiana è una società sana piena di valori e di
risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società
dove tra le persone, nel popolo si vanno affermando i disvalori
dell’egoismo e dell’individualismo, della mancanza di
attenzione alla dignità dell’uomo, dove sembra venir meno il
senso della morale pubblica, dove sembra prevalere l’idea
che “ci si salva da soli”, una società che sembra talvolta aver perso
il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore
delle istituzioni, il senso della legalità, della fedeltà ai
principi della Costituzione repubblicana,.
Una
società che perde nella sua anima profonda questi valori rischia
di decadere rapidamente.
Occorre
che dalla società salga una risposta forte che è in primo luogo
educativa e culturale.
Un
movimento educativo come lo scoutismo ed il guidismo ed in
particolare quello degli adulti, fondato
sul senso di appartenenza, sulla dimensione comunitaria, sul
servizio del prossimo può contribuire a rinforzare e, se serve, a
ricostruire una “cultura
della comunità”, una cultura in cui ci si muove verso le
mete più ambiziose ma con il passo del più debole; ma è un
contributo che può disperdersi tra i tanti rumori quotidiani,
nello scintillio un po’ ipnotico degli schermi televisivi se non
è parte di una grande e solidale “rete
di speranza”
Ed infine vorrei dire a tutti noi qui
presenti: Ora è tempo
di lasciarci per tornare dopo quattro giorni di lavoro alle nostre
case, alle nostre comunità, ma vorrei che ci fosse in ognuno di
noi la consapevolezza della sfida eccezionale che ci attende
tutti, non sono possibili deleghe o omissioni.
Io
ce la metterò tutta, ma questo non potrà essere il lavoro di uno
solo o di un piccolo gruppo, tra l’altro chi mi conosce sa che
io so lavorare solamente insieme agli altri; tutto questo avrà
senso solamente se sarà un grande sforzo collettivo.
E’
tempo di essere al meglio noi stessi con la capacità di guardare
al di fuori di noi, per essere ponte per un impegno grande. E’
tempo di attraversare il deserto, lo attende la società e la
Chiesa italiana, lo attendono soprattutto le giovani generazioni.
La
sfida è grande ma l’impresa è affascinante e “con l’aiuto
di Dio” tutti insieme
ce la faremo.
Riccardo Della Rocca
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